I MURI SONO CUSTODI DELLE FINESTRE

Barbara Prenka

a cura di Marina Bastianello

19 maggio – 16 giugno 2017

Inaugurazione giovedì 18 maggio, ore 18.30 – 20.30

È un’altra giovane artista la protagonista della nuova mostra personale alla Galleria Massimodeluca, la terza della stagione: Barbara Prenka (Gjakova, Kosovo 1990) presenta in via Torino I muri sono custodi delle finestre, a cura di Marina Bastianello (dal 19 maggio al 16 giugno 2017, inaugurazione giovedì 18 maggio dalle 18.30 alle 20.30) e con un testo critico in catalogo di Antonio D’Amico.

Prenka collabora con la Massimodeluca dal 2015, quando è stata selezionata per partecipare alla prima edizione di Darsena Residency, e vive e lavora a Venezia. Ed è proprio nel luogo in cui l’artista crea, il suo studio veneziano, che è nata l’idea della mostra, che mescola riflessioni sui concetti di limite personale e confine sociale e sulle strategie per superarli.

Racconta Bastianello, direttore artistico della Massimodeluca, che ha deciso di curare personalmente questo progetto: “In un pomeriggio soleggiato mi sono recata a far visita a Barbara Prenka nel suo studio, un angolo veneziano dove si respira l’odore delle vernici e delle tele, una piccolissima stanzetta dove due piccole finestre sembrano rimpicciolirsi ulteriormente, strette tra i muri circostanti, offrendo alla vista altri muri, quelli delle case di fronte, e panni stesi. Da questa suggestione, che fa da sfondo ai momenti creativi di Barbara, si sono uniti i nostri pensieri e le nostre sensazioni, da qui l’intuizione del titolo della mostra”.

I muri sono custodi delle finestre è quindi una metafora riferita alla strategia che l’artista è portata a elaborare per evadere dai limiti e dai confini imposti dalla società o dalle esperienze personali. Le finestre in questo contesto sono sì aperture che permettono di scorgere visioni capaci di dare libertà oltre un ostacolo ideologico, ma sottolineano allo stesso tempo un’idea di confine, sulla quale la ricerca di Prenka si concentra.

L’essenza dei lavori presenti in mostra – panni di pittura che cedono su se stessi, macchie di carta ricamata, dove l’intervento dell’ago indebolisce e frammenta la carta, ma allo stesso tempo genera un reticolato unitario – è di rappresentare il tentativo di varcare questo limite, con azioni che manifestano nel loro principio anche la loro fine.

 

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